Bibi abitava in una casa con il cortile pieno di limoni, nella Conca d'Oro. Il giardino non era grande, ma per Bibi aveva molti paesi dentro: il paese delle formiche sotto il vaso rotto, il paese delle lucertole sul muretto caldo, il paese delle api tra i fiori bianchi e il paese della tartaruga di pietra, ferma vicino alla fontana.
La tartaruga non parlava. Era scolpita nel bordo della vasca, con il muso rivolto verso l'acqua. Però Bibi le raccontava tutto.
«Oggi ho trovato una foglia a forma di barca.»
La tartaruga ascoltava.
«Oggi il limone piccolo è diventato più giallo.»
La tartaruga ascoltava ancora.
Una mattina di aprile Bibi si svegliò prima del sole. La camera era chiara appena, come se qualcuno avesse versato latte nel cielo. Dal cortile saliva un profumo nuovo: fiori d'arancio, terra fresca e qualcosa di aspro e dolce insieme.
Bibi scese dal letto. Sapeva che non doveva uscire da sola senza dirlo. Andò in cucina, dove il nonno stava già preparando il caffè.
«Nonno, il giardino mi sta chiamando.»
Il nonno posò la moka sul fuoco piccolo. «Allora andiamo a sentire cosa vuole.»
Uscirono piano. Bibi indossava ancora il pigiama e le ciabattine. L'aria pizzicava un po' le gambe. Le foglie dei limoni erano piene di goccioline di rugiada.
«Posso toccare?» chiese Bibi.
«Prima guarda,» disse il nonno.
Bibi guardò.
Vide un fiore bianco ancora chiuso. Vide un altro fiore aperto, con il centro giallo. Vide un'ape che girava intorno a un ramo come se cercasse una porta segreta.
«Adesso posso annusare?»
«Adesso sì.»
Bibi avvicinò il naso a un fiore. Il profumo era così forte che le sembrò di averlo assaggiato.
L'ape atterrò sul fiore accanto.
Bibi fece un passo indietro.
«Punse?»
Il nonno non rise. «Se la lasci lavorare, no. Le api non amano le mani frettolose.»
Allora Bibi rimase ferma. L'ape entrò nel fiore, uscì, si spostò, tornò indietro. Sembrava leggere una lettera scritta con polvere d'oro.
«Cosa fa?»
«Cerca il nettare.»
«E perché?»
«Per vivere. E mentre vive, aiuta il fiore.»
Bibi pensò che era una cosa bellissima: cercare qualcosa per sé e intanto aiutare qualcun altro.
Camminarono fino all'albero più vecchio del giardino. Aveva il tronco storto e la corteccia piena di rughe. Sotto i rami, a terra, c'era un limone caduto. Non era grande. Non era bello come quelli del cesto. Aveva una macchiolina marrone e una foglia ancora attaccata.
Bibi lo raccolse.
«Questo lo porto alla tartaruga.»
Lo posò sul bordo della fontana. Il limone rotolò appena e si fermò proprio davanti al muso di pietra.
In quel momento accadde una cosa piccolissima. Il limone fece un lampo giallo, come quando il sole batte su una moneta.
Bibi trattenne il fiato.
«Nonno!»
Il nonno si avvicinò. «Che hai visto?»
«Il limone ha acceso una luce.»
Il nonno guardò il frutto. Non sembrava diverso.
«Forse aveva dentro un po' di sole.»
Bibi lo prese con delicatezza. Lo girò. La macchiolina marrone, vista da vicino, sembrava una piccola stella a cinque punte.
«È una stella caduta nel limone.»
«Può darsi.»
«La possiamo aprire?»
Il nonno restò zitto. Poi disse: «Possiamo. Ma prima chiediamoci perché.»
Bibi non capì.
«Se lo apriamo per curiosità buona, per guardare e imparare, va bene. Se lo apriamo solo per rompere una magia, forse no.»
Bibi guardò il limone. Aveva tanta voglia di vedere l'interno. Ma aveva anche paura di rovinare la stella.
Allora prese una decisione.
«Lo portiamo in cucina, lo tagliamo piano e poi facciamo una spremuta per tutti. Così la stella diventa colazione.»
Il nonno sorrise. «Questa è una buona idea.»
In cucina prepararono un piattino, un coltello piccolo per il nonno e un bicchiere. Bibi guardò senza toccare la lama. Quando il limone si aprì, dentro non c'era una stella vera. C'erano spicchi lucidi, semi bianchi e un profumo così fresco che svegliò anche la mamma.
«Che meraviglia,» disse la mamma entrando.
Bibi mise i semi su un tovagliolo.
«Questi li piantiamo?»
«Non tutti nasceranno,» disse il nonno.
«Non importa. Uno forse sì.»
Dopo colazione, Bibi scelse tre semi. Li mise in un vasetto con la terra, li coprì appena e annaffiò con poche gocce.
«Adesso cosa facciamo?»
«Aspettiamo.»
Bibi sbuffò. «La curiosità vuole vedere subito.»
Il nonno annuì. «È vero. Ma la curiosità migliore sa aspettare quello che sta crescendo.»
Per molti giorni Bibi controllò il vasetto. Niente. Solo terra. Ogni volta raccontava alla tartaruga di pietra: «Ancora niente.»
Un mattino, quando quasi non ci sperava più, vide una punta verde uscire dalla terra. Era minuscola, curva, fragile.
Bibi non urlò. Si ricordò dell'ape e delle mani frettolose. Si inginocchiò e sussurrò: «Benvenuta.»
La tartaruga di pietra, naturalmente, non parlò.
Ma Bibi avrebbe giurato di aver visto il suo sorriso diventare un poco più largo.
