Ai piedi del grande vulcano viveva una piccola montagna che tutti chiamavano Piccola Etna.
Non era alta come l’Etna vera. Non aveva crateri enormi né colate di fuoco. Era una montagnola scura, coperta di ginestre, pietre calde e lucertole al sole.
Aveva però un piccolo camino sulla cima. Da lì, ogni tanto, usciva un filo di fumo bianco.
Piccola Etna se ne vergognava moltissimo.
Appena sentiva il fumo salire, lo tratteneva.
«Non uscire,» diceva.
Il fumo restava dentro e le faceva il solletico. Lei diventava rossa sotto le pietre.
Le altre colline non fumavano. Il mandorlo non fumava. Il muretto non fumava. Perché proprio lei?
Una sera passò un bambino di nome Milo con il nonno. Vide la montagnola tremare.
«Sta male?»
Il nonno appoggiò una mano sulla pietra.
«Forse trattiene il respiro.»
Milo si sedette vicino.
«Anche io trattengo il respiro quando mi vergogno.»
Piccola Etna ascoltò.
«A scuola,» continuò Milo, «quando arrossisco, vorrei nascondermi.»
Dalla cima uscì un puff piccolissimo.
Milo sorrise. «Vedi? Anche tu arrossisci a modo tuo.»
Piccola Etna avrebbe voluto sprofondare.
Il nonno, invece, disse: «Il fumo non è sempre pericolo. A volte è solo calore che cerca uscita.»
Milo prese un pentolino della merenda, ci mise acqua e qualche foglia di menta. Lo posò vicino alla pietra tiepida. Piccola Etna lasciò uscire un filo di vapore.
L’acqua si scaldò appena e la menta profumò.
«Hai fatto una tisana!» disse Milo.
La montagnola rimase sorpresa. Il suo fumo non aveva spaventato nessuno. Aveva profumato l’aria.
Nei giorni seguenti Milo tornò. Portava acqua, foglie di alloro, scorza di limone. Piccola Etna imparò a non trattenere tutto. Un respiro piccolo. Una nuvoletta. Una pausa.
Il fumo usciva più gentile quando non lo teneva chiuso troppo a lungo.
Un pomeriggio arrivarono altri bambini. Piccola Etna si irrigidì.
«E se ridono?»
Milo parlò per lei. «Questa montagna sa fare respiri caldi.»
I bambini misero le mani vicino al vapore, senza toccare la pietra.
«Che bello,» disse una bambina. «Sembra che sospiri.»
Piccola Etna lasciò uscire una nuvoletta rotonda, bianca come panna.
Non era più vergogna. Era sollievo.
Da allora, quando il fumo saliva, Piccola Etna non lo chiamava difetto. Lo chiamava respiro. E Milo, quando arrossiva a scuola, pensava a lei.
Non tutto ciò che esce da noi deve essere nascosto. Alcune cose, se accolte con gentilezza, diventano calore.
