Nel cortile della scuola c’era un melograno con il tronco storto e i frutti rossi come lanterne chiuse.
I bambini gli passavano accanto senza guardarlo troppo. Preferivano il cancello, il pallone, la fontanella. Ma Lia, che camminava piano, si fermava spesso sotto i suoi rami.
Un giorno trovò un chicco caduto a terra. Era lucido e rosso. Dentro sembrava avere una scintilla.
«Puoi esprimere un desiderio,» disse una voce.
Lia guardò il melograno.
«Un desiderio grande?»
«Piccolo,» rispose l’albero. «Quelli grandi fanno rumore. Quelli piccoli sanno entrare nella giornata.»
Lia pensò. Avrebbe potuto chiedere una montagna di giocattoli, una stanza piena di caramelle, un cavallo bianco. Ma il melograno aveva detto piccolo.
«Vorrei che oggi il pane della merenda fosse ancora tiepido.»
Il chicco brillò e si spense.
A metà mattina, la maestra distribuì pane appena arrivato dal forno. Era tiepido davvero.
Lia sorrise.
Il giorno dopo tornò dal melograno. Trovò un altro chicco.
«Vorrei che Marco mi prestasse il colore verde senza sbuffare.»
Successe.
Il terzo giorno chiese di trovare una foglia bella per il quaderno. Il quarto, di non avere paura a leggere una frase. Il quinto, di sentire il profumo della pioggia.
Ogni desiderio era piccolo. E proprio per questo Lia lo riconosceva quando arrivava.
Un compagno la vide.
«Che fai?»
«Chiedo desideri al melograno.»
«Io voglio una bicicletta d’oro.»
Il melograno rimase zitto.
«Forse è troppo grande,» disse Lia.
Il bambino ci pensò. «Allora vorrei che oggi qualcuno giocasse con me.»
Un chicco cadde.
A ricreazione, Lia gli lanciò la palla.
Presto molti bambini andarono dal melograno. All’inizio chiedevano cose enormi. Poi impararono: una parola gentile, una matita ritrovata, una nuvola a forma di nave, cinque minuti senza litigare.
Il cortile non cambiò molto. Era sempre lo stesso cortile. Ma i bambini lo guardavano meglio.
Alla fine dell’autunno, il melograno perse quasi tutti i frutti. Lia si preoccupò.
«Hai finito i desideri?»
L’albero frusciò.
«No. Adesso tocca a voi farli crescere.»
Lia capì. Il giorno dopo non cercò chicchi magici. Portò un pezzo di pane tiepido a un’amica, prestò il verde a Marco e raccolse una foglia per il quaderno di un bambino più piccolo.
I desideri piccoli non erano spariti. Erano passati nelle mani.
