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Nina, la pecorella sulla nuvola

Una pecorella sale su una nuvola troppo morbida e impara a lasciarsi cullare senza voler controllare il cielo.

3–6 anni7 minutiriposo, fiducia, leggerezza
Illustrazione per Nina, la pecorella sulla nuvola

Nina era una pecorella bianca che viveva su una collina piena di erbe profumate.

La collina guardava il mare da lontano. Di giorno brillava di sole, di grilli e di campanacci. Di sera diventava morbida. Le ombre degli ulivi si allungavano, i muretti a secco diventavano tiepidi e il vento passava tra le spighe facendo shhh, come una mamma che prepara il sonno.

Nina, però, non amava dormire subito.

Quando le altre pecorelle si sistemavano una accanto all’altra, lei trovava sempre qualcosa da controllare.

«Hai contato tutti i fili d’erba?» chiedeva a suo fratello.

«No,» rispondeva lui, già mezzo addormentato.

«Hai visto se la luna è al suo posto?»

«Sì.»

«E se cade?»

Il fratello apriva un occhio.

«La luna non cade, Nina.»

Ma Nina non era convinta.

Quella sera, dopo che il pastore aveva chiuso il recinto e il cane Bruno si era steso vicino al cancello, Nina rimase sveglia.

Guardò il cielo.

C’erano nuvole basse, rotonde, color panna.

Una passò così vicina alla collina che sembrò sfiorare la cima del mandorlo.

Nina allungò il muso.

La nuvola profumava di latte caldo e vento pulito.

«Se potessi salirci,» pensò, «controllerei meglio il cielo.»

Appena ebbe fatto quel pensiero, la nuvola si abbassò.

Non molto. Solo abbastanza.

Nina guardò Bruno. Dormiva.

Guardò le pecorelle. Dormivano.

Guardò la nuvola.

«Solo un momento,» disse.

Fece un saltino.

Atterrò sulla nuvola.

Era più morbida della lana appena pettinata. Nina affondò appena con gli zoccoli e si preoccupò.

«Ehi! Non troppo morbida, per favore.»

La nuvola si sollevò.

Piano.

La collina si allontanò sotto di lei. Gli ulivi diventarono piccoli. I muretti sembravano righe disegnate con un gessetto chiaro. Il mare, in fondo, era una striscia scura con una cucitura d’argento.

Nina trattenne il respiro.

«Nuvola, sai dove vai?»

La nuvola non rispose.

«Perché io devo controllare alcune cose. La luna, le stelle, il vento, il recinto, le altre pecore.»

La nuvola continuò a salire, lenta e tranquilla.

Nina guardò giù.

Il recinto era ordinato.

Bruno dormiva.

Le pecorelle erano tutte vicine.

Il pastore aveva lasciato la lanterna accesa davanti alla casa.

«Sembra tutto a posto,» disse Nina.

Poi guardò in alto.

La luna era enorme.

Non cadeva affatto. Stava lì, rotonda e calma, come se da sempre sapesse fare il suo mestiere.

«Tu non hai paura?» chiese Nina.

La luna non rispose con parole. Mandò un raggio morbido sulla nuvola.

Nina si sedette.

La nuvola ondeggiò appena.

«Non troppo!» disse subito.

La nuvola si fermò.

Nina si vergognò un poco.

«Scusa. È che se non controllo tutto, mi sembra che qualcosa possa andare storto.»

In quel momento arrivò un gruppo di stelline piccole. Si misero in fila davanti alla luna.

Una stellina sbadigliò.

Un’altra si strofinò gli occhi.

La più piccola si addormentò e cominciò a scivolare un po’ verso il basso.

Nina saltò in piedi.

«Attenta!»

Ma la nuvola si spostò da sola, dolcemente, e la stellina cadde proprio sul suo dorso morbido.

La stellina si svegliò.

«Oh. Grazie.»

Poi tornò al suo posto.

Nina guardò la nuvola.

«L’hai fatto senza che io te lo dicessi.»

La nuvola ondeggiò come se sorridesse.

Poco dopo un uccellino notturno attraversò il cielo. Aveva perso una piuma. Nina voleva gridare: “La tua piuma!” Ma il vento la prese e la posò delicatamente su un ramo d’ulivo.

Tutto continuava.

Anche senza i suoi ordini.

Il vento sapeva portare.

La luna sapeva restare.

La nuvola sapeva cullare.

Le stelle sapevano brillare.

Nina cominciò a sentirsi stanca. Non una stanchezza brutta, ma quella buona, che arriva quando il corpo dice: ora puoi appoggiarti.

Si sdraiò sulla nuvola.

«E se mi addormento?»

La nuvola scese un poco, come per rassicurarla.

«Mi riporti alla collina?»

Un piccolo tuono lontano, morbido come un colpo di cuscino, fece “bum”.

Nina decise che voleva dire sì.

Chiuse gli occhi.

Per la prima volta non contò le stelle.

Non controllò il vento.

Non chiese alla luna di restare ferma.

Sentì solo la nuvola muoversi piano sotto di lei.

Sognò di essere una campanella di lana, appesa a un filo di vento, e ogni dondolio faceva un suono dolce.

Quando riaprì gli occhi, era di nuovo sulla collina.

Accanto alle altre pecore.

Bruno russava vicino al cancello. Il pastore dormiva. La lanterna si stava spegnendo.

Sulla sua lana, però, c’era una piccola goccia di nuvola.

Nina la guardò.

Non la raccolse. Non la mise da parte. La lasciò scivolare su un filo d’erba.

Il fratello aprì un occhio.

«Hai controllato il cielo?»

Nina sorrise.

«No.»

«No?»

«L’ho lasciato fare.»

Il fratello richiuse l’occhio.

«Finalmente.»

Da quella notte, Nina non smise di essere attenta. Guardava ancora la luna, le stelle, il recinto e il vento.

Ma quando arrivava l’ora della nanna, si sdraiava e pensava alla nuvola.

Il cielo non aveva bisogno di una pecorella sveglia per funzionare.

E una pecorella, ogni tanto, poteva fidarsi del cielo.

Così dormiva meglio.

E il mattino dopo, quando il sole tornava sulle colline, Nina si svegliava leggera, come se avesse ancora un pezzetto di nuvola sotto gli zoccoli.

Morale: Riposare significa fidarsi di un ritmo più grande del nostro.
Spunto Montessori: Dopo la lettura, scegliere insieme un gesto concreto della favola — aspettare, ascoltare, dividere, preparare, respirare — e ripeterlo nella vita quotidiana con calma.
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