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Violetta e il pozzo delle stelle

Violetta trova nel cortile un pozzo che riflette stelle mai viste e impara a fare domande senza perdere l’equilibrio.

3–6 anni7 minuticuriosità, prudenza, profondità
Illustrazione per Violetta e il pozzo delle stelle

Violetta abitava in una casa con un cortile quadrato.

Al centro del cortile c’era un pozzo antico, chiuso da un coperchio di legno durante il giorno e aperto solo quando il nonno doveva annaffiare le piante.

Il pozzo era profondo. Se Violetta ci guardava dentro, vedeva il buio. E il buio del pozzo era diverso dal buio della camera.

Il buio della camera aveva il letto, l’armadio, la sedia con i vestiti.

Il buio del pozzo non mostrava niente.

«Per questo non ci si sporge,» diceva il nonno. «La curiosità va bene, ma i piedi devono restare sicuri.»

Violetta annuiva sempre.

Ma ogni volta pensava: chissà cosa c’è laggiù.

Una sera d’estate, dopo cena, il nonno aprì il pozzo per riempire l’annaffiatoio. Il cortile profumava di basilico e pietra bagnata. Sopra, il cielo era pieno di stelle.

«Posso guardare?» chiese Violetta.

«Sì. Ma da qui.»

Il nonno mise una mano sulla sua spalla e le indicò una mattonella azzurra.

«I piedi su questa mattonella. Non oltre.»

Violetta appoggiò i piedi proprio lì.

Guardò nel pozzo.

Si aspettava il buio.

Invece vide le stelle.

Non le stelle del cielo. O forse sì. Erano riflesse nell’acqua, ma sembravano più vicine, più tremanti, più segrete.

«Nonno! Il pozzo ha il cielo dentro.»

Il nonno sorrise.

«Qualche volta l’acqua custodisce quello che noi non sappiamo guardare bene.»

Violetta si inginocchiò, ma senza superare la mattonella.

Vide una stella muoversi.

Poi un’altra.

Poi, sul fondo, comparve una stellina verde.

«Quella non è in cielo,» disse.

Il nonno guardò.

«Io non la vedo.»

Violetta si avvicinò di un dito.

«Resta sulla mattonella,» disse il nonno.

Lei si fermò.

La stellina verde fece un cerchio nell’acqua.

Poi una voce piccolissima salì dal pozzo.

«Chi fa domande lassù?»

Violetta si irrigidì.

Il nonno non sembrò aver sentito.

«Sono io,» sussurrò lei. «Violetta.»

«Che domanda hai?»

Violetta ne aveva tantissime.

Dove va l’acqua quando nessuno la vede?

Le stelle dormono di giorno?

Il pozzo ha paura del buio?

Le rane sanno contare?

Ma la prima domanda che le uscì fu:

«Sei una stella caduta?»

La voce rise piano.

«No. Sono una stella riflessa. Vivo solo quando qualcuno guarda con attenzione.»

Violetta spalancò gli occhi.

«Posso vederti meglio?»

La stellina verde tremò.

«Puoi guardare meglio, non sporgerti di più.»

Violetta guardò i suoi piedi.

Erano ancora sulla mattonella azzurra.

Le venne voglia di metterne uno avanti. Solo uno. Solo per vedere.

Poi sentì la mano del nonno sulla spalla. Non stringeva. Non tirava. Era solo lì.

Violetta tenne i piedi fermi.

«Va bene,» disse. «Guardo da qui.»

La stellina verde diventò più chiara.

Nell’acqua comparve un’immagine: una radice che beveva piano sotto il cortile. Poi una lumaca che passava vicino a una pietra. Poi una piccola vena d’acqua che correva sotto la casa, verso un giardino lontano.

«Il pozzo è profondo,» disse la stellina, «ma non tutto ciò che è profondo deve essere raggiunto. Alcune cose basta rispettarle.»

Violetta non capì subito.

«Ma io voglio sapere.»

«Sapere non significa entrare dappertutto.»

Il nonno, che forse non sentiva la stellina ma capiva il silenzio, disse:

«Le domande sono come secchi. Li cali piano e poi aspetti che tornino su.»

Violetta immaginò un secchio pieno di domande.

Le piaceva.

«Allora posso fare una domanda alla volta?»

La stellina verde brillò.

«Sì.»

Violetta pensò bene.

Non voleva sprecare la domanda.

Alla fine chiese:

«Perché le stelle nel pozzo tremano?»

La stellina rispose:

«Perché l’acqua si muove. E quando qualcosa si muove, anche la luce cambia forma. Ma resta luce.»

Violetta rimase zitta.

Era una risposta bella.

Fece un’altra domanda.

«Anche io cambio forma quando mi muovo?»

La stellina rise.

«Tu cambi pensieri. È quasi la stessa cosa.»

Il nonno riempì l’annaffiatoio.

«Ancora una domanda, poi nanna.»

Violetta guardò il pozzo.

«Come faccio a non avere paura delle cose profonde?»

La stellina verde divenne piccola.

«Non devi non avere paura. Devi stare in un posto sicuro mentre guardi.»

Violetta abbassò gli occhi sulla mattonella.

Capì.

La mattonella azzurra non era un divieto brutto. Era il posto da cui poteva essere curiosa senza farsi male.

«Grazie,» disse.

La stellina fece un ultimo cerchio nell’acqua e sparì tra i riflessi.

Il nonno chiuse il pozzo.

«Andiamo?»

Violetta annuì.

Prima di entrare in casa, guardò la mattonella azzurra. Sembrava uguale alle altre, ma per lei non lo era più.

Era diventata la mattonella delle domande sicure.

Quella notte, nel letto, Violetta non sognò di cadere nel pozzo.

Sognò di calare un secchio legato a una corda lunghissima. Dentro il secchio c’era una domanda. Quando lo tirava su, trovava una stella.

La mattina dopo disegnò sul quaderno un pozzo, una mattonella azzurra e una stellina verde.

Sotto scrisse:

“Per guardare lontano, bisogna sapere dove mettere i piedi.”

Da allora, ogni volta che una curiosità la spingeva troppo in fretta, Violetta cercava la sua mattonella azzurra.

A volte era una regola.

A volte era la mano del nonno.

A volte era un respiro.

E da lì, ferma e sicura, riusciva a guardare più profondamente di prima.

Morale: La curiosità è preziosa quando cammina insieme alla prudenza.
Spunto Montessori: Dopo la lettura, scegliere insieme un gesto concreto della favola — aspettare, ascoltare, dividere, preparare, respirare — e ripeterlo nella vita quotidiana con calma.
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