← Archivio favole

Riciò e la lanterna di mandorlo

Un piccolo riccio scopre una lanterna nata da un ramo di mandorlo e impara che la luce più utile è quella che non abbaglia.

3–6 anni7 minuticura, attesa, luce gentile
Illustrazione per Riciò e la lanterna di mandorlo

Riciò era un riccio piccolo, con il musetto appuntito e gli aculei ancora un po’ spettinati.

Viveva ai piedi di un mandorlo, in una campagna siciliana dove i muretti a secco dividevano gli orti, le lucertole prendevano il sole di giorno e la sera arrivava sempre con un profumo diverso: timo, terra, foglie calde, qualche volta pane.

Riciò aveva una tana morbida sotto una radice. Dentro aveva portato foglie secche, fili d’erba, un pezzetto di stoffa trovato vicino al pozzo e tre piume leggere che gli piacevano moltissimo.

Ogni sera, prima di dormire, usciva a controllare il mondo.

Non tutto il mondo, naturalmente. Solo il suo pezzetto: il mandorlo, il sasso rotondo, la fila di formiche, il vaso rotto dove cresceva una piantina di menta.

Quella sera, però, qualcosa era diverso.

Il mandorlo aveva un ramo basso che durante il giorno Riciò non aveva notato. Era un ramo sottile, piegato verso la terra, e in fondo portava un piccolo fiore bianco. Il fiore non sembrava un fiore normale. Tremava appena, come se dentro avesse una candela.

Riciò si avvicinò.

«Buonasera,» disse, perché la nonna riccia gli aveva insegnato che si saluta anche quando non si sa bene con chi si parla.

Il fiore tremò di nuovo.

Poi si aprì piano.

Dentro non c’erano pistilli, né polline. C’era una minuscola lanterna, grande come una nocciola, con una luce color miele.

Riciò fece un passo indietro.

«Oh.»

La lanterna si accese appena di più, ma non troppo. Non era una luce forte. Non faceva male agli occhi. Sembrava dire: guarda pure, io non ho fretta.

Riciò era curioso, ma anche prudente. Fece un giro intorno al ramo. Annusò la terra. Controllò che non ci fossero volpi. Poi tornò davanti alla lanterna.

«Sei caduta dal cielo?» chiese.

La lanterna non rispose. Però oscillò piano, come se un vento piccolissimo l’avesse sfiorata.

In quel momento Riciò sentì un rumore.

Crac.

Veniva dal muretto.

Un lumachino cercava di scendere tra due pietre, ma il sentiero era buio. Allungava le antenne, poi le ritirava. Andava avanti di un millimetro, poi si fermava.

«Aspetta,» disse Riciò.

Guardò la lanterna.

«Forse tu servi a questo.»

Si mise sotto il ramo e provò a spingerlo con il muso verso il muretto. Il ramo si mosse poco. Riciò spinse ancora. Niente. Allora si fermò.

Non aveva senso fare forza.

Guardò meglio.

Vicino alla radice c’era un filo di gramigna intrecciato al ramo. Riciò lo spostò delicatamente con una zampa. Il ramo si abbassò, e la lanterna arrivò proprio accanto alle pietre.

Il lumachino vide la luce.

Prima mise fuori un’antenna. Poi l’altra. Poi cominciò a scendere, lento e tranquillo.

Riciò rimase fermo. Non lo spinse. Non disse “muoviti”. Non fece domande. Lasciò che il lumachino facesse da solo.

Ci volle molto tempo.

Nel frattempo il cielo diventò più scuro. Apparvero tre stelle sopra il mandorlo. Una civetta chiamò da lontano. Le foglie si mossero senza rumore.

Il lumachino arrivò finalmente alla base del muretto.

«Grazie,» disse con una voce così bassa che sembrava una goccia.

Riciò sorrise.

La lanterna oscillò.

Poco dopo arrivò una formica. Portava una briciola troppo grande. Al buio non trovava l’entrata del formicaio. Riciò abbassò di nuovo il ramo, e la lanterna fece brillare la terra. La formica trovò il buchino giusto e sparì dentro.

Poi arrivò una falena con un’ala impolverata. Poi una coccinella che aveva perso la strada. Poi un grillo che cercava un posto tranquillo per cantare senza disturbare.

Ogni volta Riciò avvicinava la lanterna. Ogni volta aspettava.

All’inizio era contento di aiutare.

Dopo un po’, però, gli venne sonno.

Sbadigliò.

«Lanterna, ma tu non dormi mai?»

La lanterna fece una luce piccola piccola.

Riciò capì che anche lei forse era stanca.

«Allora aiutiamo ancora uno e poi basta,» propose.

Ma proprio in quel momento sentì un pianto sottile.

Sotto una foglia di malva c’era un pettirosso giovane. Non volava ancora bene. Era sceso troppo tardi dal nido e ora non sapeva come tornare tra i rami bassi.

«Ho paura del buio,» disse il pettirosso.

Riciò guardò la lanterna. Poi guardò la propria tana. Dentro era caldo. Le piume erano pronte. Ma il pettirosso tremava.

«Ti accompagno,» disse.

Prese il ramo con delicatezza e lo portò più vicino al sentiero tra le erbe. La luce della lanterna disegnò una stradina color miele.

«Non guardare tutto il buio,» disse Riciò. «Guarda solo il pezzetto illuminato.»

Il pettirosso fece un saltello.

Poi un altro.

Riciò camminava accanto a lui, lentamente. Ogni tanto spostava un filo d’erba, ma solo se serviva davvero. Il pettirosso doveva imparare il sentiero con le sue zampe.

Arrivarono al mandorlo.

Il ramo più basso era vicino.

«Non ci riesco,» disse il pettirosso.

«Prova solo fino alla prima foglia,» rispose Riciò.

Il pettirosso saltò.

Arrivò alla prima foglia.

«Ora fino alla seconda.»

Saltò ancora.

Poco dopo era su un ramo sicuro. Si accovacciò tra due foglie e chiuse gli occhi.

«Grazie, Riciò.»

Riciò tornò giù.

La lanterna era diventata più piccola. Non spegnendosi di colpo, ma come una voce che sussurra sempre più piano.

Riciò si preoccupò.

«Ti ho consumata?»

Dal fiore cadde un petalo bianco. Scese lentamente e si posò davanti al riccio.

Sopra il petalo c’era una goccia di luce.

Riciò capì.

La lanterna non era fatta per illuminare tutta la notte. Era fatta per essere usata con cura. Non troppo. Non per gioco. Non per vedere cose che potevano restare tranquille nel buio.

«Domani la userò solo quando serve,» promise.

Il fiore si richiuse un poco.

Riciò entrò nella tana. Sistemò le piume, girò due volte su se stesso e si accucciò.

Fuori, la lanterna di mandorlo restava appesa al ramo, piccola come una stella vicina alla terra.

Riciò chiuse gli occhi.

Nel sogno vide tanti sentieri illuminati appena, uno per ogni creatura che aveva aiutato. Nessun sentiero era troppo luminoso. Nessuno abbagliava. Tutti dicevano la stessa cosa:

“Vai piano. Sei al sicuro.”

La mattina dopo, il mandorlo sembrava un mandorlo normale.

Il fiore bianco era chiuso.

Riciò lo guardò e sorrise.

Non aveva bisogno che la magia fosse sempre accesa.

Gli bastava sapere che, quando qualcuno avrebbe avuto davvero bisogno di una luce gentile, lui avrebbe saputo aspettare, avvicinarsi e aiutare senza fare rumore.

Morale: La cura vera non illumina tutto in fretta: accompagna piano, senza spaventare.
Spunto Montessori: Dopo la lettura, scegliere insieme un gesto concreto della favola — aspettare, ascoltare, dividere, preparare, respirare — e ripeterlo nella vita quotidiana con calma.
← Ciccio e il carretto dei cusciniOtto e le perle del porticciolo →