C’era una volta un bambino di nome Cola che amava il mare più di ogni altra cosa al mondo. Non un mare qualsiasi, ma il mare profondo, limpido e fresco che accarezza le coste di Catania. Cola sapeva nuotare meglio di un delfino, sapeva fare le capriole sott'acqua come una foca e riusciva a trattenere il fiato così a lungo che tutti in città lo avevano soprannominato "Colapesce". A Colapesce piaceva esplorare i fondali marini, salutare i polpi timidi che si nascondevano tra le rocce nere e fare il solletico alle stelle marine. Ma la sua cosa preferita in assoluto era un gioco magico che faceva solo per i pesciolini più piccoli: le bolle. Quando era sott'acqua, Cola soffiava piano dalle labbra e creava delle bellissime bolle d'aria. I pesciolini ci nuotavano intorno, facendole scoppiare con la punta del naso: Plop! Plop! Plop! Che grandi risate nel mare! Una sera d'estate, mentre il cielo sopra Catania diventava di un bellissimo color lilla chiaro, Colapesce decise di nuotare un po' più a fondo del solito, proprio sotto la grande montagna vulcanica, l'Etna. Lì sotto, l'acqua era calda e accogliente. Mentre nuotava vicino a una grande roccia liscia, sentì un suono strano. Un rumore sordo, che faceva: Grum... grum... grum... Sembrava il brontolio di un pancino affamato, ma molto, molto più grande! Cola si avvicinò e vide una fessura nella roccia. Lì sotto, proprio nel cuore sottomarino della terra, viveva un piccolo mostriciattolo della lava di nome Vulpio. Vulpio era fatto di pietra calda color arancione albicocca, aveva due grandi occhi curiosi ed era il guardiano delle radici dell'Etna. Ma quella sera, Vulpio era molto triste. “Cosa c'è che non va, piccolo amico?” chiese Colapesce, facendo uscire una scia di bollicine per farsi notare. Vulpio fece un altro piccolo brontolio (grum...) e rispose con una vocina timida: “Oh, Colapesce! La grande montagna stasera è molto nervosa. Sento che vuole fare un grande capriccio, vuole sputare fuoco e fumo grigio e fare un grande BOOM! Io ho paura che i bambini a Catania si spaventino per il rumore”. Colapesce ci pensò su. Sapeva che quando l'Etna faceva i capricci, il cielo diventava scuro e si sentivano dei grandi boati. Bisognava trovare un modo per calmare la montagna, proprio come si fa con i bimbi piccoli quando non vogliono andare a dormire. “Cosa fa calmare la montagna quando è arrabbiata?” chiese Cola. “Le cose leggere, colorate e silenziose!” rispose Vulpio. “Ma qui sotto c'è solo pietra dura e fuoco caldo”. Allora, a Colapesce venne un'idea splendida. “Ci penso io! Guarda qui!”. Colapesce prese un gran respiro, riempì i polmoni e poi, invece di fare le solite bollicine, iniziò a soffiare con grandissima delicatezza. Ma fece qualcosa di magico: usò la schiuma delle onde del mare, quella bianca e soffice che sembra sapone, e la unì a un raggio di luce della luna che penetrava nell'acqua. Füüüüüüù... fece Colapesce. Dalla sua bocca non uscì una bolla normale, ma una bolla gigante, grandissima come una mongolfiera! La bolla era trasparente, ma rifletteva tutti i colori pastello del mondo: aveva sfumature rosa confetto, riflessi giallo canarino e striature verde menta. Era bellissima, leggera e brillava nel buio del mare. Vulpio spalancò gli occhi per lo stupore: “Ohhh! Che meraviglia!”. Colapesce diede un piccolo colpo di pinna e spinse la grande bolla colorata dentro la fessura della roccia, dritta verso il cuore dell'Etna. La bolla salì piano piano, oscillando dolcemente nel buio, portando con sé la freschezza del mare e la luce della luna. Quando la grande bolla pastello toccò il cuore caldo della montagna, non scoppiò con un rumore forte. Invece, si aprì con un dolcissimo e silenziosissimo... pfffff... e rilasciò un profumo meraviglioso di gelsomino e brezza marina. La montagna, sentendo quella carezza fresca e profumata, smise subito di fare grum... grum.... Il calore si trasformò in un tepore piacevole, e il grande vulcano si rilassò, mettendosi a dormire come un gigante buono sotto la sua coperta di stelle. “Ce l'hai fatta, Colapesce!” esultò Vulpio, facendo una capriola di gioia che creò tante piccole scintille arancioni. “Hai salvato la notte! L'Etna ora fa solo sogni d'oro”. “Grazie a te per avermelo detto, Vulpio”, rispose Cola con un sorriso. “Ora però devo tornare a galla, la mia mamma mi starà cercando per la cena”. Colapesce salutò il suo nuovo amico con la mano e nuotò verso la superficie del mare. Quando tirò fuori la testa dall'acqua, proprio davanti al lungomare di Catania, vide che il cielo era tornato limpido e sereno. La luna risplendeva grande e, sulla cima dell'Etna, non c'era fumo scuro, ma solo una bellissima, soffice nuvoletta rosa che sembrava un cuscino di panna. I bambini di Catania, affacciati alle finestre delle loro camerette, guardavano la montagna e dicevano: “Guarda mamma, com'è tranquilla stasera l'Etna! Sembra che ci stia mandando un bacio rosa”. Colapesce, dal mare, sentì quelle paroline, fece un ultimo tuffo elegante sollevando una pioggia di goccioline d'argento e tornò a casa, felice di sapere che, grazie alle sue bolle magiche, tutta la città avrebbe fatto sogni sereni e colorati.
Catania
Colapesce e il Segreto delle Bolle di Sapone
C’era una volta un bambino di nome Cola che amava il mare più di ogni altra cosa al mondo.
