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Il carretto dei colori addormentati

In una stradina silenziosa un carretto pieno di colori si addormenta in disordine, finché un bambino li aiuta a ritrovare il loro posto.

3–6 anni7 minutiordine, creatività, cura degli strumenti
Illustrazione per Il carretto dei colori addormentati

In una stradina silenziosa, dove i balconi quasi si toccavano e i panni stesi sembravano bandiere morbide, passava ogni settimana il carretto dei colori.

Non vendeva frutta, né pane, né giocattoli.

Portava barattoli di colore: giallo limone, blu mare, rosso melograno, verde basilico, bianco calce, nero oliva di notte.

Lo guidava il signor Turi, un pittore con baffi sottili e mani sempre macchiate.

I bambini lo aspettavano perché, quando il carretto si fermava, lui lasciava scegliere un colore per dipingere una pietra, un vaso rotto o un pezzetto di legno.

Una sera, però, il signor Turi era stanco.

Aveva dipinto tre porte, due sedie e un’insegna. Quando arrivò nella stradina, appoggiò i pennelli nel carretto senza lavarli bene e disse:

«Domani metto tutto a posto.»

Poi andò via.

La luna salì sopra i tetti.

Nel carretto, i colori cominciarono a lamentarsi.

«Mi hai messo vicino al nero!» disse il giallo limone.

«Io ho il pennello sporco di rosso!» protestò il blu.

«Qualcuno ha lasciato il tappo aperto,» borbottò il verde.

Ma più parlavano, più diventavano pesanti. Uno dopo l’altro, i colori si addormentarono.

Il mattino dopo arrivò Nino, un bambino che amava disegnare barche con le vele grandi.

«Posso dipingere una pietra?» chiese.

Il signor Turi aprì un occhio. Aveva dormito poco.

«Prendi pure il blu.»

Nino cercò il blu. Lo trovò, ma era diventato quasi grigio. Il pennello era duro. Il barattolo del giallo aveva una crosta. Il rosso si era rovesciato su uno straccio.

«I colori stanno male,» disse Nino.

Il signor Turi sospirò.

«Li ho lasciati in disordine.»

Nino guardò il carretto. Non sembrava più allegro. Sembrava una stanza dopo una festa finita male.

«Posso aiutare?»

Il pittore gli diede una bacinella d’acqua, uno straccio pulito e un grembiule.

«Con calma. I colori non si svegliano se li scuoti.»

Nino cominciò dal blu.

Lavò il pennello piano, finché l’acqua diventò scura. Poi cambiò l’acqua. Poi lavò ancora. Il blu, nel barattolo, fece una piccola bolla.

«Grazie,» sembrò dire.

Poi pulì il tappo del giallo. Tolse la crosta senza sprecarne troppo. Il giallo tornò a brillare.

Sistemò il rosso in piedi.

Chiuse bene il verde.

Mise i pennelli sottili da una parte e quelli larghi dall’altra. I barattoli chiari davanti, quelli scuri dietro. Gli stracci sporchi in un secchio. Quelli puliti piegati.

Non era un ordine rigido. Era un ordine che aiutava a trovare.

Quando finì, il carretto fece un suono.

Tin.

Un campanellino che nessuno aveva visto prima cominciò a dondolare.

I colori si svegliarono.

Il blu si stiracchiò dentro il barattolo.

Il giallo fece un riflesso sul muro.

Il verde profumò di foglie.

«Ora sì,» disse il signor Turi. «Scegli una pietra.»

Nino prese una pietra piatta. Voleva dipingere una barca. Prima usò il blu per il mare, poi il bianco per la vela, poi un punto giallo per la lanterna.

I colori scivolavano morbidi. Nessuno invadeva l’altro.

Altri bambini arrivarono.

«Posso usare il rosso?»

«Dov’è il pennello piccolo?»

«Chi chiude il verde?»

Nino indicò i posti.

Alla fine tutti avevano dipinto qualcosa. E, prima di andare via, ognuno pulì il proprio pennello.

Il signor Turi sorrise.

«Oggi il carretto è più felice di ieri.»

Nino guardò i colori ordinati.

«Pensavo che ordine volesse dire non toccare niente.»

«No,» disse il pittore. «Ordine vuol dire poter ricominciare.»

Da quel giorno, nella stradina, i bambini dipingevano e poi rimettevano a posto. Non perché qualcuno li sgridasse, ma perché avevano visto i colori addormentati.

E sapevano che la fantasia, per svegliarsi bene, ha bisogno di pennelli puliti e barattoli chiusi con cura.

Morale: L’ordine non spegne la fantasia: le prepara spazio per svegliarsi.
Spunto Montessori: Dopo la lettura, riprendere un gesto concreto della favola — aspettare, ascoltare, riordinare, chiedere aiuto, rispettare un confine — e proporlo al bambino nella vita quotidiana senza trasformarlo in lezione.
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