Pippo era un pesciolino arancione con una pinna più piccola dell’altra.
Viveva in una baia trasparente, sotto una scogliera dove il mare cambiava colore a seconda dell’ora: verde al mattino, azzurro a mezzogiorno, blu profondo quando arrivava la sera.
Gli altri pesciolini amavano esplorare la grotta blu.
«Dentro le pareti brillano,» dicevano.
«Ci sono bolle che sembrano campane.»
«Il silenzio fa eco.»
Pippo ascoltava e sorrideva, ma non entrava mai.
La grotta aveva una bocca larga e scura. Da fuori sembrava addormentata. Ma Pippo immaginava corridoi senza fine, ombre grandi, pietre che si chiudevano alle spalle.
«Vengo domani,» diceva sempre.
Domani diventava dopodomani, poi la settimana dopo.
Una sera la corrente cambiò. Un pesciolino più piccolo, Lulù, inseguì una bolla e finì vicino all’ingresso della grotta.
«Pippo?» chiamò.
Pippo era l’unico rimasto lì vicino.
«Torna indietro!»
«Non vedo bene.»
Lulù era entrata un poco.
Pippo sentì la paura arrivare nella pancia. Era fredda e rotonda.
Avrebbe voluto chiamare gli altri, ma erano lontani tra le alghe. Avrebbe voluto aspettare, ma la corrente spingeva Lulù più dentro.
Allora vide una piccola luce sulla parete della grotta.
Non una luce forte. Un puntino azzurro.
Poi un altro.
Sembravano stelle marine attaccate alla roccia.
Una voce bassa, forse della grotta stessa, disse:
«Non guardare tutto il buio. Guarda la prima luce.»
Pippo tremò.
Guardò la prima luce.
Fece un colpo di coda.
Entrò.
La grotta era fresca. Il suono del mare diventava più morbido, come se qualcuno lo avesse avvolto in una stoffa. Pippo non guardò in fondo. Guardò solo il puntino azzurro.
Poi il secondo.
Poi il terzo.
«Lulù?»
«Sono qui.»
La voce veniva da dietro una roccia.
Pippo seguì le luci. Ogni volta che aveva paura, si fermava. Respirava con le branchie. Muoveva piano la pinna piccola.
La grotta non lo spingeva. Aspettava.
Trovò Lulù incastrata tra due spugne morbide. Non era ferita, solo spaventata.
«Pensavo che il buio mi avesse preso,» disse.
«No,» rispose Pippo. «Era solo molto grande.»
Le spugne si aprirono appena. Pippo aiutò Lulù a uscire.
«Adesso torniamo?» chiese lei.
Pippo guardò indietro. Non riusciva più a vedere l’entrata. La paura tornò.
Ma sulla parete comparvero altre luci, questa volta dorate.
Una dopo l’altra, formavano una strada.
«Seguiamo queste,» disse Pippo, cercando di sembrare sicuro.
Non era sicuro del tutto.
Però nuotò.
Lulù gli stava accanto. Ogni tanto toccava la sua pinna con la propria, solo per ricordargli che erano in due.
Arrivarono all’uscita proprio quando la luna apparve sopra il mare.
La baia era argento.
Gli altri pesciolini corsero verso di loro.
«Sei entrato nella grotta!»
Pippo guardò la bocca blu. Non sembrava più una cosa che inghiotte. Sembrava una porta.
«Sono entrato perché Lulù aveva bisogno.»
La grotta fece brillare tutte le pareti per un momento.
Da quella sera Pippo non divenne un pesce senza paura. Quando entrava nella grotta, la pancia gli tremava ancora un po’.
Ma conosceva il segreto.
Non doveva attraversare tutto il buio in una volta.
Doveva cercare la prima luce.
Poi la seconda.
Poi nuotare ancora.
