← Archivio favole

La lumaca del muretto antico

Una lumaca attraversa un antico muretto di pietra e scopre che chi va piano vede tesori che gli altri non notano.

3–6 anni7 minutilentezza, attenzione, scoperta
Illustrazione per La lumaca del muretto antico

Sul bordo di un orto, tra una pianta di capperi e un fico giovane, c’era un muretto antico.

Era fatto di pietre una sopra l’altra, senza cemento, come sapevano fare i nonni dei nonni. Ogni pietra aveva una forma diversa. Una era piatta come un cuscino, una tonda come una pagnotta, una sottile come una fetta di luna.

Su quel muretto viveva una lumaca chiamata Lina.

Lina andava piano.

Molto piano.

Così piano che le formiche, quando la incontravano, la salutavano all’andata e al ritorno.

«Buongiorno, Lina.»

«Buonasera, Lina.»

Lei sorrideva.

Non le dispiaceva andare piano. Però qualche volta, quando vedeva le lucertole correre tra le pietre o i passeri saltare da un ramo all’altro, pensava: forse arrivo sempre troppo tardi.

Una notte di luna piena, sul lato opposto del muretto, sbocciò un fiore di cappero.

Era bianco, leggero, con fili viola al centro. Durava poco: una sola notte, forse due.

Lina lo vide da lontano.

«Voglio arrivare prima che si chiuda.»

Cominciò il viaggio.

La prima pietra era fredda. Lina la attraversò lasciando dietro di sé una scia lucida.

La seconda pietra aveva una crepa. Dentro la crepa dormiva un seme.

«Scusa,» disse Lina, passando accanto senza toccarlo.

La terza pietra era abitata da una famiglia di formiche che trasportava briciole.

«Puoi spostarti?» chiese una formica.

Lina avrebbe voluto rispondere: ho fretta.

Ma una lumaca con fretta resta sempre una lumaca. Allora si fermò, si ritirò un poco nel guscio e lasciò passare la fila.

Ci vollero molti minuti.

Quando uscì di nuovo, il fiore di cappero sembrava più lontano.

«Così non arriverò mai,» sospirò.

Una voce uscì dal muretto.

«E chi ha detto che il viaggio serve solo ad arrivare?»

Lina guardò intorno. Non c’era nessuno.

«Sono io,» disse la voce. «La pietra sotto di te.»

Lina abbassò gli occhi.

La pietra piatta parlava piano, come parlano le cose che hanno visto molte estati.

«Tu sei antica?» chiese Lina.

«Abbastanza da sapere che chi corre vede il muretto. Chi va piano vede le vite dentro il muretto.»

Lina non capì subito. Ma riprese a camminare.

Sulla pietra successiva vide una goccia di rugiada. Dentro la goccia c’era la luna capovolta.

Si fermò a guardarla.

Poi trovò una piuma minuscola, incastrata tra due sassi.

Poi un filo rosso, forse caduto da un grembiule.

Poi una piccola perlina blu.

Lina si avvicinò. La perlina brillava nel buio.

Dal basso arrivò una voce di bambina.

«Non la trovo più...»

Era Sofia, la bambina dell’orto. Nel pomeriggio aveva perso una perlina del braccialetto della nonna e l’aveva cercata tra le piante senza riuscire a vederla.

Lina guardò la perlina.

Se fosse corsa, non l’avrebbe notata. Ma lei non correva.

Con molta fatica, la spinse con il corpo verso il bordo del muretto. La perlina rotolò giù e cadde vicino al piede di Sofia.

«Eccola!» disse la bambina.

Sofia guardò il muretto.

Vide Lina.

«Sei stata tu?»

Lina non poteva rispondere come i bambini. Ma allungò le antenne.

Sofia sorrise.

«Grazie, lumachina.»

Il fiore di cappero, intanto, era ancora aperto. Sembrava aspettarla.

Lina continuò il viaggio.

Non pensò più: sono in ritardo.

Pensò: sto vedendo.

Quando finalmente arrivò al fiore, la luna era alta e il muretto brillava di rugiada.

Il fiore era bellissimo. Ma il viaggio lo era stato altrettanto.

Lina si sistemò accanto ai petali e guardò indietro. Vide la sua scia lucida attraversare tutte le pietre come una piccola strada d’argento.

La pietra antica disse:

«Hai lasciato una via per chi verrà dopo.»

Lina sorrise.

Da quella notte non pensò più di arrivare troppo tardi.

Quando le lucertole correvano, lei le salutava.

Quando i passeri saltavano, li guardava.

Lei aveva un altro compito: notare le cose piccole, quelle che aspettano occhi lenti.

E ogni volta che qualcuno perdeva qualcosa sul muretto antico, tutti dicevano:

«Chiediamo a Lina. Lei guarda meglio di tutti.»

Morale: La lentezza non perde il mondo: lo guarda meglio.
Spunto Montessori: Dopo la lettura, riprendere un gesto concreto della favola — aspettare, ascoltare, riordinare, chiedere aiuto, rispettare un confine — e proporlo al bambino nella vita quotidiana senza trasformarlo in lezione.
← Il gelsomino che profumava i sogniIl carretto dei colori addormentati →