C’era una volta, in una vecchia e accogliente bottega artigiana nel centro di Palermo, un piccolo carretto siciliano di nome Sgargiante. Sgargiante non era un carretto comune: era stato costruito da un bravissimo falegname che aveva usato il legno migliore, e poi era stato dipinto da un pittore di storie con dei colori meravigliosi. Sulle sue sponde c'erano disegni di cavalieri coraggiosi, palazzi reali, fiori di zagara e limoni splendenti. I colori che risaltavano di più erano il rosa cipria e il giallo crema, che lo facevano sembrare un carretto fatto di dolci e di sole. Ma la cosa più speciale di Sgargiante erano le sue due grandi ruote di legno. Erano ruote perfette, tonde e robuste. Quando il carretto veniva spinto, le ruote non facevano un rumore fastidioso, ma emettevano un suono canterino, una melodia allegra che faceva: “Cric-crac, lallalà! Cric-crac, lallalà!”. Di giorno, Sgargiante restava fermo nella bottega per farsi ammirare dai bambini che entravano con i genitori. “Guarda che bello questo carretto!” dicevano i bimbi, accarezzando i disegni dei cavalieri. E Sgargiante, dentro la sua struttura di legno, era fiero e felice. Ma quando arrivava la notte, e la bottega chiudeva, Sgargiante si annoiava un pochino. Sentiva i rumori del grande parco della Favorita, che si trovava poco lontano, oltre la strada. Dal parco arrivava il fruscio delle foglie dei grandi alberi e il verso dei piccoli gufi che facevano: “Tu-uuu, tu-uuu”. Una notte di primavera, con la luna rotonda che brillava nel cielo come una moneta d'oro, una fatina dei boschi di nome Zagarina entrò nella bottega attraverso una fessura della porta. Zagarina era minuscola, aveva le ali che profumavano di fiori d'arancio e un vestitino color lilla chiaro. Si posò proprio sul sedile di legno di Sgargiante. “Oh, che meraviglia di carretto!” esclamò Zagarina, camminando sui disegni colorati. “Ma perché te ne stai qui tutto solo al buio, grande amico?”. Sgargiante fece un piccolo scricchiolio di legno triste: “Sono un carretto, piccola fatina. Posso muovermi solo se qualcuno mi tira o mi spinge. Ma di notte non c'è nessuno, e io vorrei tanto vedere gli alberi del parco della Favorita”. Zagarina sorrise e fece una capriola in aria, lasciando cadere una pioggia di brillantini pastello sulle sponde del carretto. “La notte di Palermo è piena di magia, Sgargiante! Per questa notte, io regalerò alle tue ruote la forza del vento. Potrai viaggiare da solo!”. Zagarina toccò le ruote con la sua bacchetta magica. Pof! Le grandi ruote di legno iniziarono a muoversi piano, senza che nessuno le tirasse. Sgargiante si accorse che poteva curvare, andare avanti e indietro! La porta della bottega si aprì da sola con un soffio di vento e il carretto uscì in strada. “Cric-crac, lallalà! Cric-crac, lallalà!” cantavano le ruote sul marciapiede. Sgargiante entrò nel grande parco della Favorita. Sotto la luce della luna, il parco era un posto incantato. Gli alberi di mandarino e di ulivo sembravano giganti buoni disposti in fila. Il carretto viaggiava felice lungo i sentieri di terra battuta, lasciando dietro di sé una scia di note musicali color lilla chiaro che fluttuavano nell'aria. Mentre passeggiava, Sgargiante sentì un piccolo pianto provenire da un cespuglio di more. Si fermò, facendo fare un dolce scivolone alle sue ruote: “Ziiic...”. Zagarina volò vicino al cespuglio e vide una famiglia di piccoli ricci della Favorita. Erano tre fratellini ricci, tondi come castagne, che piangevano con delle vocine sottili. “Cosa succede, piccoli ricci?” chiese la fatina. Il riccio più grande rispose: “La nostra mamma è andata a cercare le foglioline morbide per la nanna, ma c'è troppo silenzio nel bosco e noi abbiamo paura del buio! Non riusciamo a addormentarci!”. Sgargiante capì che toccava a lui fare qualcosa di bello. Si avvicinò al cespuglio e disse con la sua voce di legno profondo: “Non abbiate paura, piccoli miei! Salite a bordo del mio carretto, vi farò fare un giro e vi canterò la ninna nanna!”. I tre piccoli ricci, piano piano, salirono sul carretto, appoggiandosi sulla parte dipinta di rosa cipria, che era calda e liscia. Sgargiante ricominciò a muovere le sue ruote canterine, ma questa volta le fece girare con molta, molta lentezza, per non fare sobbalzare i suoi piccoli passeggeri. Le ruote iniziarono a cantare una melodia dolcissima, una ninna nanna palermitana lenta e rassicurante: “Cric... crac... ninna... nanna... cric... crac... dormi... piano...”. Mentre il carretto viaggiava sotto le stelle, i piccoli ricci smisero di piangere. Ascoltando quel suono ritmico e guardando i disegni colorati di giallo crema che brillavano alla luce della luna, i loro occhietti cominciarono a farsi pesanti. Uno dopo l'altro, i tre ricci si addormentarono, accoccolati sul fondo del carretto, facendo dei piccoli e soffici respiri: “Fff... fff...”. In quel momento, dal bosco uscì la mamma riccio. Quando vide i suoi piccoli che dormivano felici sul carretto, fece un grande sorriso e ringraziò Sgargiante con un inchino del suo musetto colmo di spine. Ma il cielo sopra Palermo stava cambiando colore. Il lilla scuro della notte stava lasciando il posto a un azzurro chiaro, segno che il sole si stava svegliando dietro il Monte Pellegrino. “Sgargiante! Dobbiamo tornare in bottega!” disse la fatina Zagarina. Il carretto fece scendere la famiglia dei ricci con molta delicatezza, salutò la fatina e corse velocissimo verso la città. Le sue ruote facevano un ritmo rapido e allegro: “Cric-crac-lallalà-cric-crac-lallalà!”. Entrò nella bottega del falegname proprio mentre l'ultimo raggio di luna svaniva. Si riposizionò al centro della stanza, rimise le ruote ben tese e tornò immobile. Poche ore dopo, l'artigiano aprì la bottega e i bambini entrarono. Una bimba si avvicinò a Sgargiante, guardò le ruote e disse: “Mamma, guarda! Le ruote di questo carretto hanno un po' di terra del parco... e se ti avvicini, sembra che stiano ancora cantando una canzone dolcissima!”. Sgargiante rimase fermo e fiero, ma con le sue sponde di legno dipinte di sole che brillavano di felicità per aver regalato una notte di sogni sereni ai piccoli abitanti del bosco. Desideri che proseguiamo subito con la prossima favola estesa da 7-8 metri per un'altra provincia, mantenendo questo identico livello di ricchezza e particolari?
si
Meraviglioso! Continuiamo la nostra maratona letteraria per i piccini. Teniamo il passo lento, rilassante e colmo di suoni magici, perfetto per cullarli. Ecco la prossima favola estesa da 7-8 minuti di lettura, questa volta dedicata a Catania!