Catania

La Lucciola dell'Etna e la Scopa di Betulla

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C’era una volta, sulla cima del grande monte Etna, il vulcano gigante che protegge la città di Catania, una piccola lucciola di nome Brilla.

Una lucciola cicciottella, grande come una mela e color giallo canarino, vola nel cielo notturno spruzzando una scia di brillantini caldi. Accanto a lei, una simpatica vecchietta con un cappello a punta color rosa antico vola a cavallo di una scopa di legno leggero. Sullo sfondo, il grande monte Etna è dipinto nei toni del lilla chiaro, mentre piccole nuvole di fumo color rosa cipria salgono verso le stelle.

C’era una volta, sulla cima del grande monte Etna, il vulcano gigante che protegge la città di Catania, una piccola lucciola di nome Brilla. A dire il vero, Brilla non era poi così piccola: rispetto alle sue sorelle che vivevano nei prati in pianura, lei era cicciottella e grande quasi come una mela. Questo succedeva perché Brilla viveva vicino al calore del vulcano, e l'aria buona della montagna l'aveva fatta crescere forte e robusta. Brilla aveva un'altra caratteristica speciale: la sua lucina, posizionata sul pancino, non faceva una luce fredda e verde come quella delle altre lucciole. No, la luce di Brilla era di un bellissimo color giallo canarino, calda come il fuoco di un caminetto e, se ti avvicinavi un pochino, potevi persino sentire un delizioso profumo di miele d'arancio. Ogni sera, quando il sole si tuffava nel mare di Catania e il cielo diventava scuro, l'Etna si vestiva con il suo abito da sera color lilla chiaro. Brilla si svegliava, faceva un piccolo sbadiglio che faceva “pff-pff” e accendeva il suo pancino dorato. Poi, cominciava a volare tra i boschi di castagni e le rocce nere di pietra lavica, giocando a rincorrere le stelle. Volando, il suo pancino emetteva un dolce suono ritmico, come un piccolo tamburo della buonanotte: “Zùm-zùm, zùm-zùm”. Una notte d'inverno, mentre il vulcano sputava pigramente delle nuvolette di fumo soffici e color rosa cipria, Brilla sentì un rumore strano provenire da una grotta di pietra lavica. Era un suono triste, un pianto leggero che faceva: “Snif... ih-ih... snif...”. La lucciola, curiosa e dal cuore grande, decise di andare a vedere. Volò dentro la grotta, illuminando le pareti scure con la sua luce giallo canarino. Seduta su un sasso, trovò la Strega del Vulcano. Ma non fatevi spaventare dal nome! La Strega del Vulcano, che si chiamava Agata, era una vecchietta dolcissima, con i capelli bianchi legati in una treccia e un grande cappello a punta color rosa antico, tutto decorato con brillantini d'argento. “Cosa succede, nonnina Agata? Perché piangi?” chiese Brilla, volando in cerchio sopra il suo cappello. La vecchietta si asciugò una lacrimuccia con la manica del suo vestito: “Oh, piccola Brilla! Poco fa c'è stato un forte soffio di vento dal cratere del vulcano. Il fumo nero e denso ha riempito la grotta e, nella confusione, ho perso la mia scopa magica di legno di betulla! Senza la mia scopa non posso più volare nel cielo per dondolare le nuvole e aiutare i bambini di Catania a fare sogni sereni. E adesso qui è troppo buio, i miei vecchi occhi non riescono a trovare nulla!”. Brilla fece un grande sprazzo di luce con il pancino, così forte che tutta la grotta sembrò riempirsi di sole. “Non preoccuparti, nonnina! I miei occhi vedono benissimo nel buio e la mia luce illuminerà ogni angolo. Cerca insieme a me!”. Brilla iniziò a volare rasoterra, rasentando il pavimento di pietra lavica della grotta. Muoveva le sue ali velocemente, facendo: “Fruf-fruf, fruf-fruf”. Dietro di sé, lasciava una scia di polvere dorata che profumava di miele, rendendo la grotta un posto profumatissimo e accogliente. Cercarono sotto i grandi sassi neri, cercarono dietro i vecchi pentoloni della strega, cercarono persino dentro un grande sacco di castagne. Niente. La scopa di betulla sembrava svanita nel nulla. Agata stava per rimettersi a piangere, quando Brilla sentì un piccolo rumore provenire dal fondo della grotta, dove c'era una stretta fessura che portava verso l'esterno, nel fitto bosco dell'Etna. Il rumore faceva: “Scric... scric...”. “Guarda là, Agata!” esclamò Brilla. La lucciola volò veloce verso la fessura e spinse il suo pancino luminoso proprio dentro il buco. Grazie alla sua luce giallo canarino, vide qualcosa di buffo. Un piccolo ghiro della montagna, con la coda lunga e gli occhietti assonnati, stava usando la scopa di betulla della strega come se fosse un grande grattaschiena! Si strofinava contro il manico di legno facendo: “Ahhh... che bello... scric... scric...”. La strega Agata, vedendo la scena, scoppiò in una risata sonora e allegra: “Ah-ah-ah! Ma guarda un po' chi ha preso la mia scopa!”. Il ghiro, spaventato ma anche abbagliato dalla bellissima luce al profumo di miele di Brilla, lasciò andare la scopa e fece un piccolo inchino: “Squit... scusatemi! Il manico di betulla era così comodo per fare il solletico alla mia schiena!”. “Non importa, piccolo ghiro,” disse la strega Agata con dolcezza. Prese la sua scopa, la accarezzò e ne estrasse una piccola ramificazione morbida: “Tieni, usa questo ramoscello per grattarti la schiena quest'inverno, e dormi bene!”. Il ghiro, felice, prese il ramoscello, si raggomitolò nel suo letto di foglie e si addormentò all'istante, facendo un piccolo fischio: “Fii-uuu, fii-uuu”. La strega Agata era finalmente pronta per volare. Salì a cavallo della sua scopa di betulla, ma prima di partire guardò la lucciola Brilla. “Grazie, mia piccola amica luminosa. Senza di te sarei ancora al buio. Vuoi fare un volo con me sopra la città di Catania?”. “Sì, evviva!” rispose Brilla. La strega pronunciò la sua formula magica preferita: “Zagara, vulcano e fumo di panna, porta questa scopa dove il bimbo fa la nanna!”. “Zùuum!” La scopa si sollevò in aria, uscendo dalla grotta e volando alta nel cielo lilla sopra l'Etna. Brilla volava proprio accanto alla strega, facendo da scorta luminosa. Insieme, volarono sopra i tetti delle case di Catania, sopra la via Etnea e sopra il grande mare blu che rifletteva le stelle. Mentre volavano, la strega Agata mosse le dita della mano e fece una grande magia di ringraziamento: toccò le nuvole di fumo rosa cipria che uscivano dall'Etna e le trasformò in una pioggia dolcissima di coriandoli fatti di zucchero filato e petali di fiori. Questa pioggia invisibile e profumata scese giù, dritta dritta sulle finestre delle camerette di tutti i bambini di Catania. I bambini, che stavano già dormendo nei loro lettini caldi, sentirono quel dolce profumo di zucchero e miele nei loro sogni. Tutti, ma proprio tutti, fecero i sogni più belli della loro vita: sognarono di cavalcare nuvole di panna, di giocare con elefanti di pietra lavica starnazzanti e di volare alti nel cielo insieme a una grande lucciola dorata. Brilla e la strega Agata tornarono sul vulcano proprio mentre la luna andava a nascondersi. Brilla si posò su una foglia di castagno, spense il suo pancino giallo canarino e, stanca ma felice, si addormentò facendo un ultimo, piccolissimo: “Zùm...”. Da quella notte, i bambini di Catania sanno che se guardano verso la cima dell'Etna e vedono una piccola luce dorata che brilla tra il fumo rosa, quella è Brilla, la lucciola buona che, insieme alla strega Agata, vigila sui loro sogni d'oro. Vuoi procedere subito con la prossima storia da 7-8 minuti per la provincia di Messina?

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Andiamo avanti a passo di favola, pronti per una nuova sosta del nostro viaggio! Mettiamoci comodi per riempire la stanza di suoni calmi e rilassanti. Ecco la trentesima storia, dal tempo di lettura lungo e disteso, tutta dedicata alle spiagge magiche della provincia di Messina!

Concept immagine: Una lucciola cicciottella, grande come una mela e color giallo canarino, vola nel cielo notturno spruzzando una scia di brillantini caldi. Accanto a lei, una simpatica vecchietta con un cappello a punta color rosa antico vola a cavallo di una scopa di legno leggero. Sullo sfondo, il grande monte Etna è dipinto nei toni del lilla chiaro, mentre piccole nuvole di fumo color rosa cipria salgono verso le stelle.