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La bambina che regalò una stella al gelsomino

Una bambina trova una stella caduta nel vaso del gelsomino e impara che prendersi cura non significa possedere.

3–6 anni7 minuticura della natura
Illustrazione per La bambina che regalò una stella al gelsomino

Sul balcone di Agata c’era un gelsomino grande, arrampicato alla ringhiera come se volesse guardare il mare.

Di giorno aveva foglie verdi e fiori bianchi. Di sera profumava più forte, specialmente quando la luna saliva sopra i tetti. Agata gli parlava spesso.

«Buonasera, Gelsomino.»

Il gelsomino muoveva una foglia, e lei fingeva che fosse una risposta.

Una notte trovò qualcosa di luminoso dentro il vaso. Sembrava un sassolino, ma brillava. Sembrava una lucciola, ma non volava. Agata lo prese tra due dita.

Era una stella piccolissima.

«Sei caduta?»

La stella tremò. Non parlava, ma la sua luce diventava più debole.

Agata corse in cucina.

«Mamma! Una stella è caduta nel gelsomino.»

La mamma guardò il palmo della bambina. Non rise. Non disse che era impossibile.

«Allora bisogna capire di cosa ha bisogno.»

Agata preparò una scatolina con cotone, un coperchio pieno di buchi e un pezzetto di stoffa.

«Così resta con me.»

Ma appena mise la stella nella scatola, la luce diminuì.

Agata si spaventò.

«Non le piace?»

Il gelsomino profumò più forte. Una foglia toccò la mano della bambina.

Agata capì che la stella non era un giocattolo trovato. Era una creatura in viaggio.

La rimise nel vaso, accanto alle radici. Poi bagnò la terra con pochissima acqua, perché la nonna diceva sempre che le piante bevono piano. La stella brillò un poco.

Ogni sera Agata si sedette vicino al vaso. Non prese più la stella in mano. Le raccontò il mare, i tetti, il gatto del vicino e il modo in cui il vento pettinava i fiori.

Il gelsomino, intanto, cresceva intorno alla stellina. Non per imprigionarla, ma per proteggerla. Le foglie facevano ombra di giorno; i fiori le tenevano compagnia di notte.

Dopo sette sere, la stella era più luminosa.

Agata avrebbe voluto tenerla per sempre. Il balcone sembrava più bello con quella luce. Anche la sua camera, quando lasciava la finestra aperta, riceveva un riflesso dolce.

Ma l’ottava notte la stella cominciò a salire da sola. Lentamente lasciò la terra, sfiorò un fiore di gelsomino e rimase sospesa davanti ad Agata.

La bambina sentì gli occhi pizzicare.

«Devi andare?»

La stella brillò come un sì.

Agata allungò la mano, poi la fermò. Non voleva trattenerla.

«Allora ti regalo un fiore.»

Prese un fiore caduto, non uno attaccato alla pianta, e lo posò sul palmo. La stella lo toccò con la luce. Il fiore diventò argento per un istante.

Poi salì.

Superò la ringhiera, i tetti, il campanile. Tornò al cielo.

Agata restò a guardare finché non riuscì più a distinguerla dalle altre stelle.

Il gelsomino profumava.

La mamma uscì sul balcone. «Sei triste?»

«Un po’. Ma anche contenta.»

«Allora l’hai curata bene.»

Da quella notte, quando Agata vedeva una stella brillare sopra il mare, non pensava: quella è mia. Pensava: forse una volta si è riposata qui.

E ogni sera dava acqua al gelsomino con più attenzione. Aveva imparato che prendersi cura non significa trattenere. Significa aiutare qualcuno a ritrovare la propria altezza.

Morale: La cura vera aiuta ogni cosa a tornare al proprio cielo.
Spunto Montessori: Dopo la lettura, invita il bambino a ricordare un gesto concreto della storia e a collegarlo con calma al tema della sera: cura della natura.
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