Quando arrivava lo scirocco, il paese cambiava umore. Il cielo diventava lattiginoso. Il mare sembrava stanco. I panni non si asciugavano bene. Le persone sospiravano di più.
«È colpa dello scirocco,» dicevano tutti.
In una casetta alla fine del vicolo viveva Sira, una strega buona. Non aveva cappello nero né pentoloni spaventosi. Portava un fazzoletto color sabbia e un grembiule pieno di tasche. In una tasca teneva semi di finocchietto. In un’altra bigliettini con parole gentili.
Sira conosceva lo scirocco.
«Non è cattivo,» diceva. «È un vento caldo e confuso. Quando arriva, anche noi diventiamo un po’ confusi.»
Un pomeriggio lo scirocco entrò nel paese più pesante del solito. Al mercato, il fruttivendolo rispose male al pescatore. Il pescatore rispose male alla signora Lina. Nel cortile, due bambini litigarono per una palla.
Sira raccolse la palla.
«Prima di decidere di chi è, beviamo un bicchiere d’acqua.»
«Non c’entra,» disse un bambino.
«C’entra più di quanto pensi.»
Sira li fece sedere all’ombra con acqua fresca e limone. Dopo aver bevuto, uno disse: «Mi dava fastidio il caldo.» L’altro annuì. Poco dopo decisero di fare dieci tiri ciascuno.
Poi Sira andò al mercato. Aprì un grande ombrello azzurro tra il fruttivendolo e il pescatore.
«Che fai?»
«Creo ombra alle parole.»
Sotto l’ombrello i due si sentirono un po’ sciocchi. Si scusarono.
Verso sera il paese era ancora caldo, ma più gentile. C’erano ciotole d’acqua per gli animali, sedie spostate all’ombra e bambini che ripetevano: «Ho caldo. Sono stanco. Parlo piano.»
Da allora, quando arrivava lo scirocco, il paese non diceva più solo: «Che brutta giornata.» Diceva: «Prepariamo acqua, ombra e parole leggere.»
