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Lia e le conchiglie luminose

Lia trova cinque conchiglie magiche e scopre che brillano solo quando vengono condivise.

3–6 anni7 minuticondivisione
Illustrazione per Lia e le conchiglie luminose

Lia aveva un posto segreto sulla spiaggia di Mondello: uno scoglio piatto a forma di cuore. Per raggiungerlo bisognava camminare piano tra le pozze d'acqua, appoggiare i piedi solo sulle pietre asciutte e non spaventare i granchietti che vivevano sotto le alghe.

Lia ci andava quasi ogni mattina con un secchiello giallo. Non portava via tutto quello che trovava. La mamma le aveva insegnato la regola della spiaggia: «Prendi poco, guarda molto, rimetti a posto quando puoi.»

Quel giorno, però, trovò qualcosa che le fece dimenticare quasi tutte le regole.

Sul suo scoglio c'erano cinque conchiglie bianche, con il bordo rosa. Non erano sparse. Stavano in cerchio, come se qualcuno le avesse messe lì per fare una collana alla luna.

Lia si inginocchiò.

«Una, due, tre, quattro, cinque.»

Le raccolse tutte e le mise nella tasca del grembiule. Le conchiglie tintinnarono piano. Per un momento Lia ebbe l'impressione che facessero luce, ma il sole era forte e forse era solo acqua.

Sul muretto la aspettava Rosa, sua cugina. Rosa era più piccola e aveva sempre una domanda pronta.

«Cosa hai trovato?»

Lia chiuse subito la tasca con la mano. «Niente.»

Rosa la guardò. «Allora perché la tasca canta?»

La tasca fece: tic, tic.

Lia sospirò e aprì la mano. Le cinque conchiglie brillarono al sole.

«Sono bellissime!» disse Rosa.

«Le ho trovate io.»

«Posso tenerne una?»

Lia strinse le dita. Dentro di lei c'erano due voci. Una diceva: “Sono tue, tutte tue.” L'altra diceva: “Guarda gli occhi di Rosa.”

Gli occhi di Rosa erano fermi sulla conchiglia più piccola, quella a spirale con il bordo quasi viola.

«Solo per guardarla,» disse Rosa.

Lia gliela diede, ma tenne la mano aperta sotto, pronta a riprenderla.

Rosa la appoggiò all'orecchio. «Sento il mare.»

«Il mare è lì davanti.»

«Sì, ma qui dentro è più piccolo.»

Lia provò con un'altra conchiglia. Era vero. Dentro c'era un mare minuscolo, un mare che stava nella mano.

Sedettero sullo scoglio. Inventarono nomi. La grande era Regina Schiuma. La lunga era Barca Bianca. Quella rotta era Mezza Luna Coraggiosa.

Quando Rosa teneva la sua conchiglia, il bordo viola sembrava accendersi.

Lia lo notò.

«Aspetta.»

Riprese la conchiglia. La luce si spense.

La ridiede a Rosa. La luce tornò.

«Hai visto?»

Rosa annuì piano. «Forse le piace stare con me.»

Lia sentì una puntura di gelosia. Lei le aveva trovate. Perché proprio quella doveva brillare nella mano di Rosa?

Arrivò un'onda più lunga e bagnò lo scoglio. Le conchiglie si mossero. Lia le raccolse in fretta.

«Andiamo a casa.»

Camminò davanti, con quattro conchiglie in tasca e una nella mano di Rosa. Non parlò per un po'. Rosa rispettò quel silenzio, anche se le costava.

A pranzo, Lia mise le sue quattro conchiglie sul davanzale. Erano belle, ma nessuna brillava. Rosa, prima di andare via, le riportò la quinta.

«Ecco.»

Lia la prese. Spenta.

«Puoi tenerla,» disse all'improvviso.

Rosa spalancò gli occhi. «Davvero?»

«Sì. Però la porti domani allo scoglio. Così vediamo se brilla ancora.»

La mattina dopo tornarono insieme. Rosa teneva la conchiglia in una scatolina foderata di cotone. Appena la posò sullo scoglio, il bordo viola si illuminò. Non tantissimo: una luce piccola, come quella di una lucciola addormentata.

Lia mise accanto le sue quattro. Niente.

Si morse il labbro.

Poi vide arrivare Salvo, un bambino che raccoglieva sempre tappi di bottiglia e li chiamava tesori. Guardava le conchiglie da lontano.

«Vuoi vederne una?» chiese Lia.

Salvo si avvicinò senza correre.

Lia gli diede Mezza Luna Coraggiosa, quella rotta. Appena arrivò nella sua mano, la parte spezzata diventò dorata.

«Oh!»

Rosa rise. «Brillano quando le dai.»

Lia non era sicura di volerlo scoprire. Ma provò ancora. Diede Barca Bianca a una bambina che passava con la nonna. La conchiglia fece una riga azzurra. Diede Regina Schiuma a suo fratello, che di solito rompeva tutto, ma quella volta la tenne con delicatezza. La conchiglia brillò di rosa.

Alla fine a Lia restò una conchiglia sola. La più piccola, quasi anonima.

La guardò. Era spenta.

«E tu?» sussurrò.

Rosa le si sedette vicino. «Forse devi darla a te stessa.»

«Ma è già mia.»

«No. Devi sceglierla.»

Lia mise la conchiglia sul palmo aperto, senza stringerla. La guardò come aveva guardato gli occhi di Rosa il giorno prima. Non come una cosa da tenere, ma come una cosa da incontrare.

La conchiglia si accese di un bianco caldo.

Lia sorrise.

Quel pomeriggio decisero di non portarle tutte a casa. Le misero in cerchio sullo scoglio, come le avevano trovate. Ognuno poteva tornare a guardarle, nessuno doveva prenderle senza scegliere bene.

Prima di andare via, Lia mise un cartoncino sotto un sasso. Non scrisse “Sono mie”. Scrisse: “Guardale piano”.

La sera, dalla finestra, pensò alle conchiglie sullo scoglio. Non erano più tutte nella sua tasca. Eppure le sembravano più sue di prima, perché adesso erano anche di Rosa, di Salvo, della bambina con la nonna, del fratello, del mare e della luna.

La gioia, scoprì Lia, non si divide come una torta. Si divide come una luce: più mani la ricevono, più il buio si accende.

Morale: La gioia diventa più grande se la dividiamo.
Spunto Montessori: Dopo la lettura, invita il bambino a ricordare un gesto concreto della storia e a ripeterlo nella realtà: osservare, aspettare, scegliere con cura, condividere o preparare il proprio spazio della nanna.
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