Nuvina era una nuvola piccola. Non piccola come un batuffolo, ma quasi. Vista dalla piana di Ribera sembrava un cuscino dimenticato nel cielo. Le nuvole grandi la chiamavano “Nuvoletta” anche se lei aveva un nome, e quando arrivava il tempo della pioggia la facevano stare dietro.
«Tu aspetta,» diceva una nuvola grigia con la pancia piena di tuoni. «Per bagnare un aranceto servono secchi interi, non tre gocce.»
Nuvina guardava sotto di sé. Filari di aranci ordinati correvano fino all'orizzonte. In primavera profumavano di zagara, in inverno portavano frutti biondi e dolci. A lei piaceva sorvolarli lentamente, ascoltando il fruscio delle foglie.
Avrebbe voluto essere utile.
Ma la sua pioggia era poca: una goccia, due, qualche volta sette se aveva dormito bene.
Un pomeriggio di settembre il sole era ancora caldo. Le nuvole grandi erano andate verso le montagne, lasciando Nuvina sola sopra l'aranceto. Lei si muoveva piano, quando sentì un suono sottile.
«Aiuto.»
Non era una voce forte. Sembrava un filo d'erba che parla.
Nuvina si abbassò. Tra le radici di un vecchio arancio, nascosta dalle foglie cadute, c'era una piantina piccolissima. Aveva tre foglie tenere, arrotolate ai bordi.
«Hai sete?» chiese Nuvina.
La piantina mosse appena una foglia.
Nuvina guardò la sua pancia. Dentro aveva solo quattro gocce.
«Non basto,» pensò.
Stava per andare a chiamare le nuvole grandi, ma quelle erano lontane. La piantina intanto piegava la foglia più piccola.
Allora Nuvina fece una cosa semplice. Si mise proprio sopra di lei e lasciò cadere una goccia.
Plin.
La terra la bevve subito.
Un'altra.
Plin.
La piantina sembrò respirare.
Nuvina lasciò cadere la terza e la quarta. Poi rimase vuota, leggerissima.
«Scusa se sono poche,» disse.
La piantina non rispose. Ma la foglia più piccola si sollevò di un niente.
Il giorno dopo Nuvina tornò. Aveva raccolto altre gocce dal mare durante la notte, passando bassa sopra l'acqua. Non erano molte. Sei.
Le diede tutte alla piantina.
Il terzo giorno ne portò cinque.
Il quarto, il vento la spinse lontano e arrivò tardi. Trovò la piantina un po' curva. Nuvina si sentì stringere.
«Sono qui.»
Lasciò cadere le sue gocce una per una, piano, per non far scivolare via la terra.
Dopo una settimana, la piantina aveva una foglia nuova.
Una nuvola grande passò di lì e rise. «Stai innaffiando un filo verde?»
«Sì.»
«Con quelle gocce non cambierai la piana.»
Nuvina guardò la piantina. «Forse non devo cambiare tutta la piana.»
La nuvola grande brontolò e andò via.
Arrivò l'inverno. Le nuvole grosse portarono piogge vere. I solchi si riempirono, la terra si scurì, le cisterne cantarono. Nuvina non era più necessaria alla piantina come prima. Questo la rese un poco triste.
«Adesso hai le grandi piogge,» disse.
La piantina, che ormai aveva sette foglie, brillò di acqua.
Nuvina stava per allontanarsi, quando sentì un altro suono.
«Qui.»
Era una piantina di basilico caduta da un vaso vicino alla casa del contadino. Aveva le radici quasi fuori dalla terra.
Nuvina sorrise.
Capì.
Da quel giorno non cercò più di fare il lavoro delle grandi nuvole. Cercò il posto giusto per le sue gocce. Un vaso dimenticato su un balcone. Un cespuglio di menta vicino al pozzo. Una zolla secca accanto a un albero giovane. Un germoglio nascosto dall'erba.
I bambini dell'aranceto la notarono per primi.
«Quando passa Nuvina, qualcosa piccolo si rialza,» disse una bambina di nome Sara.
Sara cominciò a imitarla. Non poteva bagnare tutto il giardino, ma ogni sera sceglieva una pianta: quella più assetata, quella più nascosta, quella che nessuno guardava. Le dava poca acqua, giusta, lentamente.
Il nonno la vide.
«Perché non annaffi tutte?»
«Perché oggi questa ha più bisogno.»
Il nonno alzò gli occhi al cielo. Nuvina era lì, piccola e rosa nel tramonto.
«Hai una buona maestra,» disse.
La primavera successiva la piantina di arancio fece il suo primo fiore. Uno solo. Bianco, minuscolo, profumatissimo.
Nuvina passava proprio in quel momento. Si fermò così emozionata che quasi si sciolse.
«È per te,» sembrò dire il fiore.
Nuvina non aveva mani per prenderlo. Non ne aveva bisogno. Il profumo salì fino a lei e le riempì tutta la pancia di dolcezza.
Da lontano arrivavano le nuvole grandi, piene di pioggia e di tuoni. Per la prima volta Nuvina non si sentì piccola in modo triste.
Era piccola, sì. Ma sapeva trovare ciò che aveva bisogno di poco.
E a volte poco, nel posto giusto, è moltissimo.
