Nannino amava costruire castelli di sabbia.
Non semplici mucchi con una torre in mezzo. Castelli veri, secondo lui. Con mura, finestre, stradine, ponti, cortili, fossati e perfino un posto per il gatto del re, anche se nessuno aveva mai visto un gatto reale vivere in un castello di sabbia.
La sua spiaggia preferita era vicino a una torre antica, dove il mare arrivava piano e la sabbia era fine.
Quel pomeriggio Nannino aveva deciso di costruire il castello più bello dell’estate.
Portò secchiello, paletta, conchiglie, legnetti lisci e una bandierina fatta con uno stecchino e un pezzetto di stoffa blu.
La mamma stese l’asciugamano.
«Ricordati che tra un po’ sale la marea.»
Nannino annuì senza ascoltare davvero.
La marea era una cosa da grandi. Lui aveva un castello da fare.
Cominciò dalle fondamenta. Pressò bene la sabbia umida. Poi fece quattro torri. Poi le mura.
Ogni torre aveva una conchiglia in cima.
Ogni finestra era scavata con il manico della paletta.
Ogni strada era lisciata con le dita.
Ci volle molto tempo.
Il sole scese. La spiaggia si svuotò. Alcuni bambini andarono via, ma Nannino restò.
«Ancora cinque minuti,» disse.
La mamma sorrise.
«Cinque.»
Nannino aggiunse il ponte.
Poi il cortile.
Poi il posto per il gatto.
«Ora è perfetto,» disse.
In quel momento un’onda arrivò più vicina.
Non toccò il castello.
Si fermò davanti al fossato e tornò indietro.
Nannino la guardò male.
«Non avvicinarti.»
L’onda fece fsssh.
Sembrava una risata.
Nannino costruì un muro più alto.
Un’altra onda arrivò.
Toccò il bordo del fossato.
«No!»
Nannino si mise davanti al castello con le braccia aperte.
«È mio.»
La mamma si avvicinò.
«Nannino, il mare sta salendo.»
«Ma io non ho finito di guardarlo.»
«Lo so.»
«Allora il mare deve aspettare.»
La mamma non disse subito di no.
Si sedette accanto a lui.
«Proviamo a guardare cosa succede?»
«Succede che lo rompe.»
«Forse. O forse lo trasforma.»
Nannino scosse la testa.
«Io non voglio trasformarlo.»
La luna cominciava a salire.
La spiaggia era quasi vuota. Il castello, nella luce della sera, sembrava davvero un piccolo regno.
Una terza onda arrivò e portò una conchiglia rosa proprio davanti al ponte.
Nannino la raccolse.
Era bellissima.
La mise sulla torre centrale.
«Questa resta.»
L’onda successiva arrivò più forte.
Fece cadere un pezzetto di muro.
Nannino sentì gli occhi pizzicare.
«Hai visto?»
La mamma gli mise una mano sulla schiena.
«Sì.»
«È brutto.»
«È triste.»
Nannino guardò il muro rotto.
Stava per arrabbiarsi. Poi vide che l’acqua aveva scavato una piccola strada nel cortile. Sembrava un fiume.
«Un fiume nel castello,» mormorò.
L’onda tornò e allargò la strada.
Il ponte cadde, ma al suo posto rimase un arco.
Le torri si abbassarono.
La bandierina cadde e galleggiò nel fossato.
Nannino la prese prima che andasse via.
«Almeno questa.»
La mamma annuì.
«Questa puoi tenerla.»
Nannino si sedette.
Non cercò più di fermare il mare.
Guardò.
Il castello cambiava.
La torre del gatto diventò un’isola.
La strada principale diventò un canale.
La conchiglia rosa fu sollevata dall’acqua e portata vicino ai suoi piedi.
Nannino la raccolse.
«Il mare me l’ha restituita.»
Un’onda piccola gli bagnò le dita.
Non sembrava più una nemica.
Sembrava dire: posso giocare anch’io?
Nannino prese la paletta.
Invece di ricostruire il muro, scavò un canale per far entrare l’acqua.
Il mare lo riempì.
«Guarda, mamma. Adesso è un castello con porto.»
La mamma sorrise.
«Molto siciliano.»
Nannino rise.
Continuò a modificare il castello insieme alle onde.
Quando una parte cadeva, lui guardava cosa poteva diventare.
Una torre diventò una montagna.
Il cortile diventò una laguna.
Il fossato diventò una strada per barche invisibili.
Il posto del gatto diventò una piccola grotta.
Alla fine non era più il castello perfetto di prima.
Era qualcos’altro.
Forse un’isola.
Forse un porto.
Forse un sogno di sabbia.
La luna si rifletteva sull’acqua dentro le piccole buche.
Nannino si accorse che era ancora bello.
Diverso, ma bello.
Quando fu ora di andare, prese la bandierina blu e la conchiglia rosa.
«Il resto lo lascio al mare.»
«Sei sicuro?»
Nannino guardò la spiaggia.
Un’onda passò sopra l’ultima torre e la lisciò.
Non rimase quasi nulla.
Per un momento gli venne di nuovo tristezza.
Poi vide che la sabbia era pronta per un altro castello, un altro giorno.
«Sì,» disse. «Domani ne faccio uno nuovo.»
La mamma gli diede l’asciugamano.
Mentre tornavano verso casa, Nannino si voltò più volte.
La spiaggia sembrava vuota.
Ma lui sapeva che sotto la sabbia c’erano ancora il porto, l’isola, il fiume e il posto del gatto.
Erano diventati ricordo.
Quella notte mise la conchiglia sul comodino e la bandierina dentro un bicchiere.
Prima di dormire pensò:
“Il mare non ha distrutto il castello. Ci ha giocato.”
E nel sogno costruì un castello che cambiava forma ogni volta che un’onda lo salutava.
